C’è una cosa che succede ogni anno nella prima settimana di settembre, e quasi nessuno la nota. Per qualche giorno un ufficio è una pagina bianca. Le abitudini dell’anno prima si sono sciolte durante le ferie, e quelle nuove non si sono ancora formate. Chi rientra rifà tutto daccapo: a che ora arriva, dove si siede, quando si alza, con chi prende il caffè.
È una finestra breve, due o tre settimane al massimo. Poi tutto si solidifica e resta così fino a Natale. Per chi si occupa di persone in azienda è il momento dell’anno in cui un cambiamento costa meno fatica, perché non deve rompere nessuna abitudine consolidata: deve solo arrivare prima delle altre.
Quali abitudini migliorano il benessere in ufficio
Le tre leve che seguono hanno una cosa in comune: nessuna richiede un budget importante, e tutte funzionano meglio se introdotte a inizio stagione.
1. La luce e le pause
Il primo punto è anche il più trascurato, perché non costa nulla e proprio per questo non finisce mai in un budget. Chi lavora vicino a una finestra sta meglio di chi lavora sotto un neon, e chi si alza ogni ora sta meglio di chi resta inchiodato fino alle 13. Non serve una policy: basta che alzarsi non sia percepito come tempo rubato. In molti uffici la pausa esiste sulla carta e non nella cultura, e la differenza la fa chi la prende per primo davanti a tutti.
2. Uno spazio comune che non sia un corridoio
Il secondo è fisico. Quasi ogni ufficio ha un angolo dove le persone si fermano a parlare: spesso è uno spazio nato per caso, davanti a una stampante o in fondo a un corridoio, senza una sedia. Se quell’angolo diventa un posto dove ci si può fermare due minuti in piedi senza dare fastidio a nessuno, cambia il modo in cui le informazioni girano dentro l’azienda. Le cose importanti si dicono lì, non nelle riunioni.
3. L’acqua a portata di mano
Il terzo è quello di cui ci occupiamo noi, e per questo lo trattiamo con più calma qui sotto. Anticipiamo il punto: la differenza non è tra bere e non bere. È tra avere l’acqua a tre passi e doverla andare a cercare.
Perché l’acqua in ufficio è una questione di persone, non di litri
Di solito questo discorso si fa con i litri: due al giorno, otto bicchieri, le percentuali di disidratazione. Sono numeri veri e non servono a niente, perché nessuno in ufficio ragiona in litri. In ufficio ci sono persone, e sono sempre le stesse.
C’è chi beve troppo poco e non se ne accorge. Non è distratto, è concentrato. Arriva alle 18 con quel mal di testa sordo che attribuisce allo schermo, e nove volte su dieci ha bevuto due caffè e mezzo bicchiere d’acqua dalle nove del mattino. Non gli serve una campagna sull’idratazione. Gli serve che l’acqua sia sul suo percorso, non in una direzione che deve decidere di prendere.
C’è chi porta la borraccia da casa. Di solito è la persona che ha già fatto una scelta, sulla plastica o sulla spesa, e la porta avanti da sola. Se in ufficio trova un punto dove riempirla in cinque secondi, quella scelta diventa comoda. Se deve svitare un boccione o riempirla al rubinetto del bagno, resta una scelta faticosa, e le scelte faticose durano poco.
C’è chi l’acqua la offre. Chi sta alla reception, chi accoglie un cliente in sala riunioni, chi porta il vassoio quando arriva un fornitore. Per queste persone l’acqua non è idratazione: è ospitalità. Un bicchiere d’acqua frizzante fresca offerto senza doverlo andare a cercare in magazzino cambia i primi trenta secondi di un incontro, e quei trenta secondi restano.
Cosa cambia in ufficio quando l’acqua è già lì
Quando l’acqua è semplicemente presente, succedono cose piccole e tutte nella stessa direzione. Nessuno scarica più casse dal parcheggio, e nessuno deve trovargli un posto. Il magazzino torna a essere magazzino invece che deposito di boccioni pieni e, peggio, di boccioni vuoti in attesa del ritiro. Le borracce si riempiono senza che sia un’impresa. In sala riunioni l’acqua c’è, naturale o frizzante, senza che qualcuno debba alzarsi.
E soprattutto sparisce una domanda che in molti uffici torna ogni due settimane: chi si occupa di ordinare l’acqua. È una micro-incombenza che finisce sempre sulla stessa persona, quasi mai nella sua descrizione di ruolo.
Questo è il motivo per cui, dove c’è un allaccio idrico, consigliamo un erogatore collegato alla rete invece dei boccioni. L’acqua arriva dall’acquedotto, viene filtrata sul posto e, se serve, refrigerata e gasata al momento. Nessun trasporto, nessuna consegna da programmare, nessun vuoto da restituire. È la nostra idea di acqua a kilometro zero: non un claim ambientale, una questione di metri percorsi.
Dove interveniamo in Ticino
Fontechiara lavora in tutto il Cantone Ticino. L’officina è a Balerna, nel Mendrisiotto, ed è il punto da cui partono sopralluoghi, installazioni, filtri e assistenza: Lugano, Mendrisio, Chiasso, Bellinzona, Locarno e i rispettivi dintorni. Il fatto che il tecnico che installa sia lo stesso che poi torna per la manutenzione non è un dettaglio organizzativo, è il modo in cui lavoriamo.
Domande frequenti su acqua e benessere in ufficio
Quali sono le abitudini che migliorano il benessere in ufficio?
Tre leve concrete e a basso costo: luce naturale e pause realmente prese, uno spazio comune dove fermarsi due minuti e l’acqua accessibile a pochi passi dalle postazioni. Funzionano meglio se introdotte al rientro di settembre, quando le abitudini si stanno riformando.
Perché settembre è il momento giusto per cambiare qualcosa in ufficio?
Perché dopo le ferie le routine dell’anno precedente si sono sciolte e le nuove non si sono ancora fissate. La finestra utile dura due o tre settimane: in quel periodo una novità viene adottata senza dover sostituire un’abitudine già consolidata.
Quanta acqua si dovrebbe bere durante la giornata di lavoro?
Le indicazioni generali parlano di circa un litro e mezzo o due al giorno, ma in ufficio il fattore decisivo non è la quantità consigliata: è la distanza. Se il punto acqua si trova sul percorso abituale delle persone, il consumo si regola da solo senza bisogno di ricordarlo.
Meglio un erogatore collegato alla rete idrica o i boccioni?
Dove esiste un allaccio idrico, l’erogatore collegato alla rete è la soluzione migliore: niente consegne da programmare, niente stoccaggio di boccioni pieni e vuoti, niente plastica da smaltire. I boccioni restano un’alternativa solo dove un allaccio non è disponibile.
Serve un impianto complicato per installare un erogatore in ufficio?
No. Serve un allaccio all’acqua e uno spazio adeguato, sotto o sopra il bancone. Cosa sia effettivamente necessario si stabilisce durante il sopralluogo, guardando lo spazio reale e il percorso delle persone.
L’erogatore è adatto anche a un ufficio piccolo o a uno studio professionale?
Sì. La soluzione si dimensiona sul numero di persone e sull’uso: un ufficio di cinque persone e uno studio con sala d’attesa hanno esigenze diverse, e cambia l’apparecchio, non il servizio.
In quali zone del Ticino è disponibile il servizio?
In tutto il Cantone Ticino. L’officina si trova a Balerna, nel Mendrisiotto, con interventi su Lugano, Mendrisio, Chiasso, Bellinzona, Locarno e dintorni.
Quanto costa un erogatore d’acqua per l’ufficio?
Il noleggio è a canone mensile e l’importo dipende dalla soluzione adatta allo spazio e al numero di persone. Si definisce con un sopralluogo gratuito, senza impegno.
Dieci minuti sul posto
La soluzione giusta non si sceglie da un catalogo. Dipende da quante persone siete, da dove passate durante la giornata, da quanto spazio c’è dietro al bancone e da dove arriva l’allaccio. Sono cose che si capiscono guardando, non compilando un modulo.
Per questo il primo passo è sempre un sopralluogo gratuito. Veniamo noi, guardiamo lo spazio, vi diciamo cosa ha senso e cosa no. Dieci minuti sul posto dicono più di una scheda tecnica, e se la risposta è che non vi serve niente, ve lo diciamo lo stesso.
Settembre è il mese giusto per farlo, per lo stesso motivo per cui abbiamo aperto questo articolo: le abitudini si stanno riformando adesso. Tra tre settimane saranno già prese.
La tua acqua a kilometro zero.





